TEDxRoma intervista gli Speaker – L. Guagni e A. Bianchi

Di Lucio Lussi

I modern farmer incarnano alla perfezione il prototipo del game changer più coraggioso. Quali sono i motivi e le aspirazioni che vi hanno spinto a riscoprire la terra e le opportunità dell’agricoltura?

Bianchi: Sono avvocato da 20 anni. Volevo fare qualcosa che fosse la più lontana possibile dal lavoro di studio e dalle carte. Poi però mi sono reso conto che comunque non ti liberi mai dallo studio e dai documenti. Infatti il “mondo agricolo” ha una doppia espressione: v’è il lavoro materiale della terra e v’è la gestione formale della terra stessa. In breve: la fatica è doppia e posso dire ch’è più difficile fare il contadino.

Guagni: Sono ingegnere, faccio l’imprenditore nel campo edile, amo il mio lavoro e non ho molto tempo a disposizione. Nonostante ciò la Kissing.lab rappresenta per me la possibilità di lavorare in un contesto totalmente nuovo e accattivante, a contatto con la natura e con i suoi ritmi “lenti”, nel settore commerciale del food che mi appassiona moltissimo, insomma una grande sfida che mi diverte e che inaspettatamente sta diventando un business.

Quali consigli potere dare a chi intende investire tempo e passione nella riscoperta dell’agricoltura al fine di superare alcune inevitabili criticità?

B: Se non si ha tempo e passione, sarebbe bene evitare l’agricoltura. Per esempio io ho tanta passione ma poco tempo. E quindi la passione mi porta a fare 6 ore di macchina – per andare nelle Marche, dov’è il terreno – quasi tutti i weekend. Credo di poter dare un unico consiglio: la presenza sul campo. Sei non sei presente, le cose non vanno avanti.

G: Il mio consiglio è indubbiamente quello di studiare, di prepararsi, ma soprattutto di ascoltare e imparare con umiltà da chi ci lavora , dai contadini,  da chi insomma “sta sul campo”. Fatto questo  è però essenziale approcciare i problemi o le strategie commerciali con una visione nuova…propria di chi viene da altri settori e da altri mondi lavorativi. Per innovare bisogna fare meglio ciò che già c’è !!! Cambiare punto di vista.

Una delle vostre “innovazioni” è il kissinGarlic, una particolare tipologia di aglio coltivata sulle colline marchigiane e con caratteristiche fuori dal comune. Cosa rende rivoluzionaria questa coltivazione?

B: Due circostanze:

1) la lavorazione a mano e quindi la “rivoluzione al contrario”; usiamo le macchine solo per impostare il terreno, all’inizio della semina, ed alla fine della stagione per trasportare le piante nel deposito. Invece la gestione della pianta, date le dimensioni, non si può meccanizzare; confidiamo dunque nell’aiuto delle nostre gambe e mani e poi delle oche: puliscono il terreno e concimano, così consentendoci d’intervenire sull’impianto il meno possibile.

2) la pianta stessa: è un aglio più grande di quello comune di circa 5 volte ed ha un sapore (d’aglio ovviamente) molto delicato; tanto delicato che – diversamente dall’aglio comune – non puzza ! Insomma ne mangi quanto vuoi e dopo ti puoi baciare serenamente. E da qui il nostro meraviglioso marchio: kissinGarlic, il bacio italiano. Eccellenza made in Italy per un prodotto che è alla base di tutte le cucine del mondo.

G: La rivoluzione del kissinGarlic è principalmente nel suo gusto leggero e leggermente piccante, nella sua alta digeribilità e pertanto nella sua versatilità d’impiego. Incontra insomma i favori di tutti coloro che amano l’aglio ma sono restii a mangiarlo per i noti problemi. A questo si deve aggiungere che il nostro è un prodotto naturale, non manipolato, coltivato in maniera biologica e che l’incredibile dimensione di questo aglio incuriosisce commercialmente tutti.

In che modo è possibile combinare le priorità della grande distribuzione agricola con la riscoperta dei prodotti che rischiano di diventare marginali?

B: In astratto, direi che la (almeno buona) qualità d’un prodotto agricolo mal si concilia con la “grande distribuzione”. In concreto, dico che mi occupo e preoccupo di coltivare prodotti di assoluta qualità, per la via più naturale possibile, nei limiti delle mie poche capacità e disponibilità. Pertanto direi di non saper rispondere alla domanda.

G: A mio avviso non si può. I prodotti che sono diventati marginali, spesso e volentieri lo sono diventati a causa di mere logiche commerciali, nonostante la loro preziosità, valenza culinaria o le proprietà salutari. Pertanto nella riscoperta dei prodotti  agricoli è necessario puntare sulla qualità assoluta e intercettare tutti coloro, devo dire sempre più numerosi, che sono informati, appassionati di food e consci del fatto che oggi “un lusso raro” è la qualità del cibo che mangiamo.

Un avvocato e un ingegnere. Continuerete a lungo a combinare le vostre professioni con la “riscoperta della terra”? E su quali progetti siete al lavoro per il prossimo futuro?

B: Posso dire anche che la mia “professionalità si è fusa”: a volte mi capita di essere sul terreno agricolo e pensare a come redigere un atto giudiziario; altre volte, di essere in tribunale e pensare a come trinciare l’erba. La vita di città è ormai frenetica e la professione d’avvocato è una continua lotta contro il tempo. Invece l’agricoltura rallenta la vita. Se ti siedi a guardare un albero o una pianta da te lavorati, ti accorgi che il risultato della tua fatica è talmente lento che ti sembra di vivere di più. Il tempo pare fermo. L’agricoltura è una fortuna, faticosa da gestire ma d’enorme valore. Certo si potrebbe fare la battuta: anche le cause sono infinitamente lente. E’ vero, ma non ti siedi sul marciapiede a guardare il tribunale.

G: Direi che io e Lorenzo siamo solo all’inizio, rubare tempo alle nostre professioni è sempre più difficile e faticoso, ma ci vengono continuamente nuove idee e questo ci diverte e ci galvanizza. Andremo avanti in questa direzione, alla riscoperta di prodotti agricoli d’eccellenza, da coltivare biologicamente con l’obiettivo di scoprire nuovi sapori ed allargare gli orizzonti del settore food.