Nuovi media ed emozionalità sociale

Quali sensazioni la tecnologia ha potuto avvicinare alle nostre vite, mutandole, definendole, rappresentandole?

Essa ci ha sicuramente permesso di sperimentare l’inafferrabile conquista della velocità aspaziale, ci ha concesso il gusto della comunicazione asincrona. Se poco più di cento anni fa, Giacomo Balla dipingeva in “Velocità astratta + rumore” uno scorrere del tempo alterato ed implementato dai moderni movimenti meccanici, oggi noi siamo in grado di cogliere la stessa esaltazione adrenalinica della velocità, ma relativa alle nuove tecnologie di comunicazione.

Come un tripudio sensoriale, folle estasi dell’inclusione sociale, siamo divorati dal desiderio di piegare ai nostri bisogni la tecnologia.
La rendiamo parte delle nostre vite, “longa manus” per le attività di rappresentanza. La usiamo a nostro beneficio, talvolta non percependone limiti o pericoli. E questo è un sentiero continuamente percorso, dove non scorgiamo meta, né la cerchiamo.
Un viaggio nel quale, come ne “La parabola dei ciechi” di Pieter Bruegel Il Vecchio, ci affidiamo a chi è più avanti di noi, che possa guidarci, senza lontanamente immaginare una possibile rovinosa caduta. Un manifesto, che similmente al prodotto di Marinetti, canta il coraggio e l’audacia, dal “promontorio estremo dei secoli”. È una attestazione che respira libertà e decanta le virtù di vite in connessione costante.

L’illusione della “compresenza” e lo sviluppo di abilità dette “multitasking” inebriano le nostre menti e impunemente ci riportano ad un impegno mai cessante. L’apparato tecnologico a disposizione dei più, ha infatti comportato una maggiorazione dello sforzo individuale nella gestione di continui stimoli provenienti dal mondo sociale e trasmessi per via digitale; ma sembrerebbe che tale dispendio cognitivo sia compensato. Infatti, il feedback emozionale di una comunicazione ininterrotta è in grado di pareggiarlo.

Nulla, scuote i nostri animi come le emozioni nate dalla socialità: dall’approvazione superficiale alla generazione di consenso, dalla formazione di pareri discordanti alla diversità d’opinione, dal distacco da un gruppo, alla ricerca di nuovi contatti. Se talvolta lo stato di solitudine è stato descritto dal mondo classico come emancipazione dalle vicende umane e forma di elevazione spirituale, ad oggi la stessa condizione sembra non garantire pari benessere.
Ricerchiamo freneticamente, senza interruzioni significative, contatto sociale. E lo facciamo tramite le nuove tecnologie, che permettono dialogo e condivisione.

È perciò agevole affermare che nonostante alcune, pur legittime, obiezioni iniziali alla convivenza con i nuovi “media”, oggi se ne percepiscano più chiaramente i benefici, dal contatto permesso e facilitato. Essi ci rendono dinamici, veloci, intuitivi. Assistiamo ad un allineamento tra “dispositivi intelligenti” e “individui intelligenti”, occorrendo la necessità sempre più stringente di realtà vicine che comunichino con uno stesso codice linguistico.

 

Letizia Giannunzio