Funzionalismo sociale 5.0

Una nota teoria sociologica degli anni Quaranta del Novecento ha studiato a fondo la struttura sociale e i suoi componenti, risalendo al termine “funzionalismo” per indicarne le interrelazioni. La rete che si crea in ogni contesto umano infatti, è costituita dagli individui, “nodi” della comunicazione. All’interno della comunità, le persone tendono a stringersi attorno le credenze e i valori più profondi, intimamente persuasi dalla veridicità della tradizione. Questa si presenta infatti come un forte collante sociale e come fonte di apprendimento valoriale per le nuove generazioni.

Come si colloca, in tale quadro, l’elemento di diversità presentato dalla tecnologia? È davvero riuscito a penetrare il nostro tessuto sociale, in modo tanto rapido quanto incisivo?

Appare, effettivamente, che le innovazioni tecnologiche abitino il nostro stesso spazio e che una pur lecita, iniziale riluttanza si sia maggiormente convertita in curiosità. Gli stimoli che il mondo high-tech e digitale regalano a diverse generazioni, anche di stesso abbraccio culturale, sono molteplici e variegati: dall’accessibilità dell’informazione, all’accettazione sociale, alla semplificazione di acquisto e di condivisione.

Per tali ragioni abbiamo permesso alla tecnologia, con tutte le sue veloci evoluzioni, di partecipare delle nostre vite e di diventare soggetto attivo nella costruzione e nella percezione della realtà.Possiamo definirla “soggetto attivo” in quanto è riuscita ad inserirsi anche in contesti da sempre blindati e privati, come la quotidianità di molte persone, che scandiscono le ore della propria giornata leggendo i“feed” di Facebook, “scrollando” novità varie sui social, e seguendo gli “alert” delle notifiche di Whatsapp. Risulterebbe ormai utopico poter condurre un’esistenza con una socialità limitata dal mancato uso degli strumenti descritti: l’integrazione che abbiamo inizialmente subito, e poi agito, è fattuale. La tecnologia può essere studiata e analizzata come ottimo esempio di mancato rigetto del “diverso” o “nuovo” in società, anzi: essa con alcuni programmi si propone di ridurre le distanze geografiche e avvicinare realtà distanti anche culturalmente. Una vittoria sociale dunque, un’innovazione emancipatoria che coabita il nostro Lebensraum.

Che siamo più o meno coinvolti dal mondo “tech” e “smart”, dobbiamo riconoscerne la pervasività utile nel nostro mondo e le esigenze sociali alle quali effettivamente risponde. Possiamo perciò parlare di un “funzionalismo 5.0”: dove l’integrazione tra essere umani e sistemi tecnologici è compiuta e accettata. Restano da approfondire alcune implicazioni etiche e un rispetto attivo della condivisione dei “big data” rilasciati dagli utenti sul web, per le quali il modello di Società 5.0 sta iniziando ad operare.

 

Letizia Giannunzio