Dalla tecnica pre-societaria alla tecnologia postmoderna

Lo sviluppo delle tecniche e delle infrastrutture tecnologiche degli ultimi secoli è stato un fenomeno dirompente e rivoluzionario, che ha radicalmente modificato stili di vita e abitudini delle popolazioni.
Tuttavia, una più lenta evoluzione delle abilità pratiche è sempre stata osservata, fin dai tempi antichi.

Nel mondo classico, attraverso l’utilizzo del termine greco “téchne” si indicavano le conoscenze finalizzate ad una produzione razionale. Molte discipline, alcune delle quali oggi scomparse o sostituite da altre, venivano insegnate e tramandate con regole sostanziali che ne scandivano il processo.

Non vi erano compiti pratici che potessero essere impartiti senza procedure consolidate. Per tale motivo, negli scritti del tempo, anche professioni che ad oggi non rientrano nell’immaginario collettivo di alta tecnica e professionalità, erano invece giudicate e paragonate. Lo standard del rigore del processo era applicato a molti campi, e qualora il metodo “scientifico” fosse stato seguito, si sarebbe accertata la bontà del prodotto finito, a prescindere dalla sua natura intrinseca. Si legge infatti nell’Odissea un’accurata descrizione del lavoro compiuto da Eumeo, custode dei maiali di Odisseo, che per loro costruì un particolare recinto: “Eccelso era costruito un recinto, spazioso, elegante, isolato, in uno spiazzo aperto da tutte le bande.

Il porcaro stesso l’aveva costruito, con grandi pietre e recinto di pruni; tanti pali aveva confitto tutto intorno, molti, fitti, tagliati nel duro dell’ilice nera.
Dentro il recinto aveva costruito ben dodici stalle, l’una vicina all’altra, ottime da starci a giacere le scrofe”. Tale percezione positiva di un lavoro umile, ma ben eseguito, si risolve nella funzionalità dello stesso e nell’utilità apportata (nel caso di specie, al padrone Odisseo). Nel corso degli anni, le attività con a principale scopo un’efficienza pratica sono state accantonate dal mondo colto e accademico, guardate come troppo modeste, lontane dagli ideali di speculazione filosofica e di “episteme”.

Molte menti del passato si sono dedicate allo studio umanistico, al piacere estatico della cultura teorica, alla concentrazione sui grandi miti e sui dibattiti ideologici. Quanto osserviamo oggi, a seguito delle rivoluzioni industriali e di quella digitale, può essere letto come una controtendenza.

La tecnologia, più ampia e complessa nel suo significato della “téchne” di cui sopra, ha colpito campi di applicazione svariati, impattando sulle condizioni di produzione e lavoro. Con le tecnologie moderne, siamo infatti in grado di saziare i nostri appetiti consumistici nelle modalità più vivaci. Le aziende offrono prodotti più che mai adatti ad un mercato fluido dove il “time saving” acquista una rilevanza particolare.

Ed in questo scenario, con la dedizione calvinista al lavoro ormai assorbita dal modello occidentale, si riscoprono i benefici della praticità. Prodotti semplici, ben fatti, che ci fanno risparmiare tempo e fatica. Il metodo di realizzazione è maggiormente indagato, perché il consumatore è in contatto con i brand, comunica ed interagisce con il suo marchio preferito, si lascia fidelizzare perché si sente partecipe al processo di creazione. I business postmoderni sono colpiti dalla curiosità invadente dei consumatori, alla quale devono rispondere in modo tempestivo ed efficace, per la loro sopravvivenza e competitività.

Allo stesso tempo, l’aderenza alle regole consolidate nella fase di produzione, e la successiva comunicazione del rigore del proprio processo, è attendere alle esigenze del mercato, soddisfandole.

E questo, è agibile intendere, appare assai simile alle lodi delle antiche “technai”; poiché anche oggi a parità di prodotto, l’arte della sua realizzazione, ne sancisce la peculiarità.

 

Letizia Giannunzio